giovedì 17 gennaio 2019

il disco LI SARRACINI ADORANO LU SOLE della Nuova Compagnia Di Canto Popolare



Sulla copertina del disco Li sarracini adorano lu sole  è presente l'immagine della vecchia 'o carnevale, di cui si parlerà in un altro post e questo è il motivo per cui parliamo qui di questo disco, anche se al suo interno non c'è nessun brano dedicato a Pulcinella.
In realtà questa cosa che ho scritto sopra NON è vera ma... lo vedremo dopo. Per adesso eccovi la scheda tecnica del disco.

IL DISCO

Nuova Compagnia di Canto Popolare
Studio Pubblicazione 1974
Tracce 10
Genere Folk
Etichetta EMI
Produttore Renato
Marengo Arrangiamenti Roberto De Simone
Formati LP, MC Nuova Compagnia di Canto Popolare
Album precedente NCCP (1973) Album successivo Tarantella ca nun va 'bbona (1975)

Li sarracini adorano lu sole è un album del gruppo musicale italiano Nuova Compagnia di Canto Popolare, pubblicato nel 1974.
Contiene 10 brani, 8 dei quali sono tradizionali con musiche rielaborate da Roberto De Simone. Gli altri sono 'O cunto 'e Masaniello, firmato da De Simone, e Tammuriata nera, composto 30 anni prima da E. A. Mario e Edoardo Nicolardi.

Dall'album è stato estratto il singolo Tammuriata nera/Li sarracini adorano lu sole.
  1. Tammuriata alli uno... alli uno
  2. Ricciulina
  3. In galera li panettieri
  4. Vurria ca fosse Ciaola
  5. Tammuriata nera
  6. 'O cunto 'e Masaniello
  7. La morte 'e Mariteto
  8. Li sarracini adorano lu sole
  9. 'E spingole frangese
  10. 'O guarracino

LA NCCP



Nuova Compagnia di Canto Popolare

Nunzio Areni - flauto traverso, ottavino, flauto dolce, flauto da banda
Roberto De Simone - tammorra, campanelli
Fausta Vetere - canto, chitarra
Patrizio Trampetti - canto, chitarra, mandoloncello, thiorba
Eugenio Bennato - canto, chitarra, mandoloncello, mandola, arpa portativa
Giovanni Mauriello - canto, putipù, scetavajasse
Giuseppe Barra - canto, tamburello, castagnole



La NCCP viene fondata nel 1966 dai musicisti napoletani Eugenio Bennato, Carlo D'Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauriello ai quali si unirono Peppe Barra, Patrizia Schettino, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere e Nunzio Areni. 

Attraverso studi filologici e ricerche etnomusicologiche, questo gruppo ripropose la musica popolare campana nel suo stile originale. 

Se l'incontro con Roberto De Simone segna l'inizio di un percorso di ricerca etnomusicologica, quello con Eduardo De Filippo rappresenta il punto di svolta per la storia della Nuova Compagnia di Canto Popolare. 
È un abbraccio «magico», l'inizio di un lungo sodalizio. Eduardo resta folgorato dalla potenza espressiva del gruppo, da quel canto che sembra spuntare dalle viscere di madre terra. Nel gennaio del 72 l'autore di Filumena Marturano invita i «ragazzi» sul palcoscenico del suo San Ferdinando. «Quanno ce sta o popolo areto - commenta - nun se po' sbaglià». E sul palco del San Ferdinando De Simone e soci si esibiscono durante l'intervallo degli spettacoli. Dirà De Filippo: «Quei giovani artisti ci facevano rivivere le nostre origini più remote, spesso intrecciate strettamente con le antichissime tradizioni di altri popoli mediterranei». Qualche mese più tardi Eduardo organizza al Teatro Valle di Roma un incontro con Romolo Valli, allora direttore del Festival dei due Mondi di Spoleto. È la consacrazione.

Il successo che il gruppo ottiene al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1972, del 1974 e soprattutto del 1976 con La gatta Cenerentola, segna il suo lancio internazionale. Da allora la NCCP ha ripetutamente partecipato a numerosi festival d'Europa e d'oltreoceano, alternando l'attività musicale a quella teatrale. Nel 1976, entra a far parte della formazione Corrado Sfogli, allievo del maestro Eduardo Caliendo come Patrizio Trampetti. 

Sul finire degli anni settanta parte dei musicisti che compongono il gruppo abbandona la formazione, oltre a questa perdita, il gruppo accusa la crisi del genere popolare e tradizionale che si verifica negli anni ottanta. Tuttavia continua a partecipare a festival nazionali ed internazionali. 

Il 1992 segna il ritorno della NCCP con l'album Medina, sull'onda della world music. Del gruppo iniziale rimangono solamente Fausta Vetere, Corrado Sfogli e Giovanni Mauriello, fondatore presente fin dal 1966. 

LI SARRACINE ADORANO LU SOLE

Nel 1974  la NCCP pubblica  il  quarto album in studio: "Li Sarracini Adorano lu Sole". 
Ascoltando il disco ci si ritrova magicamente nella Napoli borbonica, ricca di contraddizioni e mistero. Una città allo stesso tempo allegra e malinconica. Questa sensazione la si vive ogni volta che si ascoltano i canti popolari reinterpretati magistralmente dalla NCCP. 

Il primo brano è proprio una tammurriata, ovvero "Tammurriata alli uno...alli uno", che inizia con una filastrocca numerica per poi proseguire con episodio che ha come protagonisti un ragazzo ed una signorina vogliosa. 
La tammurriata è un ballo arcaico, dal ritmo magnetico, una musica ipnotizzante. Fausta Vetere canta la successiva e dolce "Ricciulina", suonata solamente dal flauto e dalla chitarra. 
I tamburi ci introducono "In galera li panettieri", canzone che tratta della carestia del 1794. In questo brano dal ritmo incessante si descrive la visione del popolo che chiede a gran voce la condanna dei fornai, che s'erano arricchiti alle spalle della popolazione. 

Questo canto in forma di villanella, di anonimo autore popolare, nacque a causa di una famosa ‎serrata dei panettieri avvenuta nel 1570 come risposta al mancato aumento del prezzo del pane da ‎parte del Viceré, che si era opposto per paura di tumulti popolari. Ma la descrizione di questa quasi ‎‎“rivolta del pane” – una delle tante accadute in Italia, dall’assalto ai forni milanesi del 1628, ‎descritto dal Manzoni ne “I promessi sposi”, alla “Strage del pane” a Palermo nel 1944 – potrebbe ‎anche tranquillamente riferirsi proprio alla rivoluzione dei lazzari napoletani guidati da Masaniello ‎contro le gabelle spagnole e le imposte sui beni di prima necessità…‎

L'elegante suono del mandolino, invece, apre "Vurria ca fosse ciaola", nella quale il protagonista vorrebbe essere un uccellino per poter volare libero ed invece è rinchiuso in una gabbia. 

Il disco, come sempre, è ricco di mille sfaccettature. I musicisti s'eclissano, diventano gli occhi della gente di Napoli e descrivono tutto ciò che accade nella città partenopea. Ne è l'esempio "Tammorriata nera", i primi versi sono famosissimi: "...è nato nu creaturo, è nato niro e 'a mamma 'o chiamma Ciro..." E' la storia di una madre che tenta (pateticamente) di nascondere il colore scuro del proprio figlio chiamandolo con un nome napoletano: Ciro. 
La memoria napoletana, però, elogia anche gli eroi popolari. "'O cunto e Masaniello" racconta l'epopea del pescivendolo-rivoluzionario, che capeggia la ribellione del popolo contro le pressanti tasse imposte dal Vicerè. Alla fine Masaniello verrà misteriosamente ucciso. 
"La Morte di Mariteto" è la storia di un giovane che attende invano la morte del marito della sua amata, mentre "Li Sarracini adorano lu sole", introdotta dal suono del flauto, è composta da soli tre versetti e alla fine di ogni verso è un crescendo di voci e chitarre da pelle d'oca. 
La calma e ipnotica "'E spingule francese" precede l'ultima canzone dell'album: "Lo Guarracino". Già riproposta nell'omonimo album del 1972, viene reinterpreta dal gruppo, con il clavicembalo che suona il motivo portante al ritmo di tarantella. 
La canzone narra la storia del "Guarracino" (coracino) che si innamora della "Sardella" (sardina), ma il fidanzato "Allitterato" (tonno) viene a sapere della tresca e si scatena una zuffa tra pesci. Il testo è una chiara allegoria alla vita "in superficie". 
(recensione tratta da debaser)

PULCINELLA SUL RETRO


Sul retro del disco è presente una foto della NCCP che si esibisce dal vivo su un palchetto posto in un ala della Galleria Principe Umberto di Napoli con un Pulcinella in primo piano armato di tammorra e il Pulcinella vecchia 'o carnevale sulla destra.

PULCINELLA NELLE CANZONI

In realtà un vero brano dedicato a Pulcinell, in questo disco, non c'è.
Però, nella Tammurriata alli uno... alli uno ascoltiamo: 

'Ncopp''o pont''e Matalune
llà nce stanno lampiune
'e lampiune 'e llampetelle
'o tricchitracco'int''a vunnella
'o piglio 'mmano 'o poso 'nterra
'o faccio fà Pulecenella...

mentre, invece, nella canzone Masaniello viene detto che:

Pò s'aumenta 'o ppane e ll'uoglio
saglie 'ncoppa n'atu 'mbruoglio
tira 'o popolo ca ce cuoglie,
nun ce appizza mai la pelle
chi cummanna 'sti guarattelle.
A lu tiempo de 'sti gabelle
Masaniello è Pulicenella
si è rimast' cu 'a cap'a dinte
ll'ate ridono arret'e quinte.



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