sabato 16 febbraio 2019

La vera casa di Pulcinella... cioè... di Antonio Petito

Finalmente un post dove devo scrivere poco...  infatti  questo video che andrò a caricare oltre ad essere interessante è anche di suo esauriente... e 'i sparagn' 'e nun me sfiacchisco!

Prima di lasciarvi alla sua visione voglio farvi conoscere chi è il suo autore:

Bruno Aymone

Cercare di comunicare la cultura attraverso i nuovi canali di comunicazione, è il progetto messo in atto da  Bruno Aymone, giornalista, critico d’arte e video reporter che ha realizzato un canale  “BRUNO AYMONE CHANNEL”, per condividere  su  youtube, una delle piattaforme in rete più utilizzate, sia dai giovani che dagli adulti,   eventi di musica,  teatro, arte e  cinema che si svolgono nel capoluogo campano e provincia. Aymone, non si limita alla comune pubblicizzazione degli eventi, ma offre un servizio approfondito  alla “popolazione in rete”  informando sulle iniziative culturali che il territorio campano offre, approfondendo le notizie con interviste ed altre descrizioni giornalistiche  .
I  video pubblicati da Aymone, dimostrano  che sul web si può  fruire non  solo dei cosiddetti “contenuti spazzatura” ma anche di  prodotti di forte connotazione  culturale, l’iniziativa di Aymone si inserisce in una nuova tendenza che sta spostando sul web la visione di contenuti multimediali , fino ad oggi esclusivamente televisivi.
estratto  dal blog "giornalisti beni culturali"
per chi fosse interessato questa è la sua pagina facebook

Ed ora... nella magnificenza del cinematube... ecco a voi... la 
CASA DI ANTONIO PETITO



giovedì 17 gennaio 2019

il disco LI SARRACINI ADORANO LU SOLE della Nuova Compagnia Di Canto Popolare



Sulla copertina del disco Li sarracini adorano lu sole  è presente l'immagine della vecchia 'o carnevale, di cui si parlerà in un altro post e questo è il motivo per cui parliamo qui di questo disco, anche se al suo interno non c'è nessun brano dedicato a Pulcinella.
In realtà questa cosa che ho scritto sopra NON è vera ma... lo vedremo dopo. Per adesso eccovi la scheda tecnica del disco.

IL DISCO

Nuova Compagnia di Canto Popolare
Studio Pubblicazione 1974
Tracce 10
Genere Folk
Etichetta EMI
Produttore Renato
Marengo Arrangiamenti Roberto De Simone
Formati LP, MC Nuova Compagnia di Canto Popolare
Album precedente NCCP (1973) Album successivo Tarantella ca nun va 'bbona (1975)

Li sarracini adorano lu sole è un album del gruppo musicale italiano Nuova Compagnia di Canto Popolare, pubblicato nel 1974.
Contiene 10 brani, 8 dei quali sono tradizionali con musiche rielaborate da Roberto De Simone. Gli altri sono 'O cunto 'e Masaniello, firmato da De Simone, e Tammuriata nera, composto 30 anni prima da E. A. Mario e Edoardo Nicolardi.

Dall'album è stato estratto il singolo Tammuriata nera/Li sarracini adorano lu sole.
  1. Tammuriata alli uno... alli uno
  2. Ricciulina
  3. In galera li panettieri
  4. Vurria ca fosse Ciaola
  5. Tammuriata nera
  6. 'O cunto 'e Masaniello
  7. La morte 'e Mariteto
  8. Li sarracini adorano lu sole
  9. 'E spingole frangese
  10. 'O guarracino

LA NCCP



Nuova Compagnia di Canto Popolare

Nunzio Areni - flauto traverso, ottavino, flauto dolce, flauto da banda
Roberto De Simone - tammorra, campanelli
Fausta Vetere - canto, chitarra
Patrizio Trampetti - canto, chitarra, mandoloncello, thiorba
Eugenio Bennato - canto, chitarra, mandoloncello, mandola, arpa portativa
Giovanni Mauriello - canto, putipù, scetavajasse
Giuseppe Barra - canto, tamburello, castagnole



La NCCP viene fondata nel 1966 dai musicisti napoletani Eugenio Bennato, Carlo D'Angiò, Roberto De Simone e Giovanni Mauriello ai quali si unirono Peppe Barra, Patrizia Schettino, Patrizio Trampetti, Fausta Vetere e Nunzio Areni. 

Attraverso studi filologici e ricerche etnomusicologiche, questo gruppo ripropose la musica popolare campana nel suo stile originale. 

Se l'incontro con Roberto De Simone segna l'inizio di un percorso di ricerca etnomusicologica, quello con Eduardo De Filippo rappresenta il punto di svolta per la storia della Nuova Compagnia di Canto Popolare. 
È un abbraccio «magico», l'inizio di un lungo sodalizio. Eduardo resta folgorato dalla potenza espressiva del gruppo, da quel canto che sembra spuntare dalle viscere di madre terra. Nel gennaio del 72 l'autore di Filumena Marturano invita i «ragazzi» sul palcoscenico del suo San Ferdinando. «Quanno ce sta o popolo areto - commenta - nun se po' sbaglià». E sul palco del San Ferdinando De Simone e soci si esibiscono durante l'intervallo degli spettacoli. Dirà De Filippo: «Quei giovani artisti ci facevano rivivere le nostre origini più remote, spesso intrecciate strettamente con le antichissime tradizioni di altri popoli mediterranei». Qualche mese più tardi Eduardo organizza al Teatro Valle di Roma un incontro con Romolo Valli, allora direttore del Festival dei due Mondi di Spoleto. È la consacrazione.

Il successo che il gruppo ottiene al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1972, del 1974 e soprattutto del 1976 con La gatta Cenerentola, segna il suo lancio internazionale. Da allora la NCCP ha ripetutamente partecipato a numerosi festival d'Europa e d'oltreoceano, alternando l'attività musicale a quella teatrale. Nel 1976, entra a far parte della formazione Corrado Sfogli, allievo del maestro Eduardo Caliendo come Patrizio Trampetti. 

Sul finire degli anni settanta parte dei musicisti che compongono il gruppo abbandona la formazione, oltre a questa perdita, il gruppo accusa la crisi del genere popolare e tradizionale che si verifica negli anni ottanta. Tuttavia continua a partecipare a festival nazionali ed internazionali. 

Il 1992 segna il ritorno della NCCP con l'album Medina, sull'onda della world music. Del gruppo iniziale rimangono solamente Fausta Vetere, Corrado Sfogli e Giovanni Mauriello, fondatore presente fin dal 1966. 

LI SARRACINE ADORANO LU SOLE

Nel 1974  la NCCP pubblica  il  quarto album in studio: "Li Sarracini Adorano lu Sole". 
Ascoltando il disco ci si ritrova magicamente nella Napoli borbonica, ricca di contraddizioni e mistero. Una città allo stesso tempo allegra e malinconica. Questa sensazione la si vive ogni volta che si ascoltano i canti popolari reinterpretati magistralmente dalla NCCP. 

Il primo brano è proprio una tammurriata, ovvero "Tammurriata alli uno...alli uno", che inizia con una filastrocca numerica per poi proseguire con episodio che ha come protagonisti un ragazzo ed una signorina vogliosa. 
La tammurriata è un ballo arcaico, dal ritmo magnetico, una musica ipnotizzante. Fausta Vetere canta la successiva e dolce "Ricciulina", suonata solamente dal flauto e dalla chitarra. 
I tamburi ci introducono "In galera li panettieri", canzone che tratta della carestia del 1794. In questo brano dal ritmo incessante si descrive la visione del popolo che chiede a gran voce la condanna dei fornai, che s'erano arricchiti alle spalle della popolazione. 

Questo canto in forma di villanella, di anonimo autore popolare, nacque a causa di una famosa ‎serrata dei panettieri avvenuta nel 1570 come risposta al mancato aumento del prezzo del pane da ‎parte del Viceré, che si era opposto per paura di tumulti popolari. Ma la descrizione di questa quasi ‎‎“rivolta del pane” – una delle tante accadute in Italia, dall’assalto ai forni milanesi del 1628, ‎descritto dal Manzoni ne “I promessi sposi”, alla “Strage del pane” a Palermo nel 1944 – potrebbe ‎anche tranquillamente riferirsi proprio alla rivoluzione dei lazzari napoletani guidati da Masaniello ‎contro le gabelle spagnole e le imposte sui beni di prima necessità…‎

L'elegante suono del mandolino, invece, apre "Vurria ca fosse ciaola", nella quale il protagonista vorrebbe essere un uccellino per poter volare libero ed invece è rinchiuso in una gabbia. 

Il disco, come sempre, è ricco di mille sfaccettature. I musicisti s'eclissano, diventano gli occhi della gente di Napoli e descrivono tutto ciò che accade nella città partenopea. Ne è l'esempio "Tammorriata nera", i primi versi sono famosissimi: "...è nato nu creaturo, è nato niro e 'a mamma 'o chiamma Ciro..." E' la storia di una madre che tenta (pateticamente) di nascondere il colore scuro del proprio figlio chiamandolo con un nome napoletano: Ciro. 
La memoria napoletana, però, elogia anche gli eroi popolari. "'O cunto e Masaniello" racconta l'epopea del pescivendolo-rivoluzionario, che capeggia la ribellione del popolo contro le pressanti tasse imposte dal Vicerè. Alla fine Masaniello verrà misteriosamente ucciso. 
"La Morte di Mariteto" è la storia di un giovane che attende invano la morte del marito della sua amata, mentre "Li Sarracini adorano lu sole", introdotta dal suono del flauto, è composta da soli tre versetti e alla fine di ogni verso è un crescendo di voci e chitarre da pelle d'oca. 
La calma e ipnotica "'E spingule francese" precede l'ultima canzone dell'album: "Lo Guarracino". Già riproposta nell'omonimo album del 1972, viene reinterpreta dal gruppo, con il clavicembalo che suona il motivo portante al ritmo di tarantella. 
La canzone narra la storia del "Guarracino" (coracino) che si innamora della "Sardella" (sardina), ma il fidanzato "Allitterato" (tonno) viene a sapere della tresca e si scatena una zuffa tra pesci. Il testo è una chiara allegoria alla vita "in superficie". 
(recensione tratta da debaser)

PULCINELLA SUL RETRO


Sul retro del disco è presente una foto della NCCP che si esibisce dal vivo su un palchetto posto in un ala della Galleria Principe Umberto di Napoli con un Pulcinella in primo piano armato di tammorra e il Pulcinella vecchia 'o carnevale sulla destra.

PULCINELLA NELLE CANZONI

In realtà un vero brano dedicato a Pulcinell, in questo disco, non c'è.
Però, nella Tammurriata alli uno... alli uno ascoltiamo: 

'Ncopp''o pont''e Matalune
llà nce stanno lampiune
'e lampiune 'e llampetelle
'o tricchitracco'int''a vunnella
'o piglio 'mmano 'o poso 'nterra
'o faccio fà Pulecenella...

mentre, invece, nella canzone Masaniello viene detto che:

Pò s'aumenta 'o ppane e ll'uoglio
saglie 'ncoppa n'atu 'mbruoglio
tira 'o popolo ca ce cuoglie,
nun ce appizza mai la pelle
chi cummanna 'sti guarattelle.
A lu tiempo de 'sti gabelle
Masaniello è Pulicenella
si è rimast' cu 'a cap'a dinte
ll'ate ridono arret'e quinte.



giovedì 10 gennaio 2019

Rassegna di marionette e burattini italiani anni 70

Per chi fosse interessato, ho un altro blog che si occupa specificamente di TV dei ragazzi anni 60/70 e 80.
Li, scrissi un post su un programma per i più piccini dal titolo "Rassegna di burattini e marionette italiane" un programma che, appunto, trattava di questo argomento.

Il palinsesto della tv dei ragazzi, allora, più ordinato, più pedagogico,  si basava su appuntamenti settimanali e tutta la programmazione era suddivisa in tre grandi blocchi: i programmi di tipo divulgativo didattico, i programmi di fiabe, marionette, burattini, dedicati ai più piccoli, i programmi come i telefilms, documentari, cartoni animati importati dall’estero, rivolti sia ai bambini che alle bambine.
Ai bambini più piccoli veniva proposto un universo fantastico-fiabesco, a quelli più grandi si fornivano nozioni con intenti educativi anche nei programmi di giochi e di intrattenimento.
Forse uno spettacolo di Burattini e Marionette non dovrebbe necessariamente essere collocato all'interno delle cose per bambini, o almeno non solo negli spazi per i più piccoli, ma, tant'è che, vuoi per pigrizia o anche per ignoranza  intorno all’argomento, in modo particolare in Italia, collega strettamente il teatro di marionette soprattutto all’infanzia.
Meglio, comunque, poco... che il nulla imperante di oggi.


Rassegna di marionette e burattini italiani  era una rubrica curata da Donatella Ziliotto e condotta da Marco Danè (qui sotto in una puntata del "gioco delle cose)


Ma anche da Silvia Monelli con la regia di Eugenio Giacobini.


In programmi come questi imparammo a conoscere i nostri Orlando Furioso,    Pulcinella e la dama bianca, Arlecchino e anche intere mini-opere come il barbiere di siviglia ecc...

Agli inizi degli anni 2000 la RAI pubblicò su un sito, ormai estinto dalle cui ceneri è nato il moderno RAI.it, la sigla di questo storico programma.

Riuscii appena a vederlo ma, all'epoca la tecnologia non mi consentii di scaricarlo.
Ecco che, invece, alle soglie del 2019 compaiono in rete ben due filmati sia della sigla che uno stralcio di trasmissione.
Peccato la qualità e... speriamo che non spariscano di nuovo



1973 Famiglia Ferrari



1973 Famiglia Ferrari





All'interno della trasmissione furono dati spettacoli come "il barbiere di siviglia", Il gatto con gli stivali della  La Compagnia Carlo Colla e figli di Milano.Il teatrino dei 3 Pulcinella.   spettacoli di Otello Starzi, Arlecchino sui letti volanti della Compagnia I Famigli di Podrecca, Re Artù e il mago Merlino di   Helda Sacerdote di Milano e altri spettacoli dei  fratelli ferraiuolo.

lunedì 7 gennaio 2019

Napulitan Horror Story, ovvero Pulcinella Zombie



Il fumetto è del 2014 ma io ne ho avuto una copia nel 2018.
Anzi, nel 2018 sono proprio venuto a conoscenza di questo fumetto che, a quanto pare fu presentato al Comicon di Napoli del 2013 confermando la versalità del nostro personaggio amato ad essere tramutato in fumetto, come già fu nel 600 con lo "'ntrattenimento per li piccerille" poi per "Pulcinelleide" (dello stesso autore di chi scrive questo blog" alla copertina di Topolino (come avete già letto su un altro mio articolo).

Artefice di questo prodotto è il collettivo Art Steady di Napoli che, secondo quanto riportato sul loro blog, è un collettivo fondato e coordinato da Andrea Errico. formato da diversi talenti e professionisti in vari campi artistici.

Arte Steady è nota anche per realizzare opere in ambito fumettistico, principalmente storie autoprodotte. Il gruppo è costruito e finanziato dal lavoro, dal capitale, e dalla passione degli stessi membri.

Ecco alcuni titoli delle loro opere:
Le disagevoli avventure di Cisk
la famiglia frattaglie, demon's daughter,
storie 'e merd (un fumetto di sfasciascienza che non te lo manda a dire)
la commedia sexy all'italiana
revenger's league
47 deadman talking.

47 deadman talking, 47 morto che parla, diminuito in 47DMT, di cui trattiamo qui, è una miniserie di genere horror/umoristico che si ispira alla fortunata serie americana WALKING DEAD giunta alla fine con il numero 5 (esiste anche un numero 0).

DMT ci presenta sei personaggi, tutti napoletani che cercano di raggiungere un luogo sicuro spostandosi in una città invasa da morti viventi.
Oltre alla più classica tematica del viaggio, caratteristica del genere horror, ciò che emerge è la genuinità dei personaggi e l’umorismo con cui il gruppo supera il momento drammatico.

Gli zombi vengono qui chiamati i kitammuorti e sono cacciati da un  sexy gruppo di vrenzole* napoletane composto da Speech, Titina, Mariarca, Assunta e da Gennaro... che con le vrenzole c'azzecca poco.

*in napoletano antico una vrenzola era un termine dispregiativo per indicare una donna sciatta e malvestita, una stracciona, e per estensione una donna volgare nei modi e nel parlare. Oggi potremmo chiamare vrenzola una Tamarra mastica chewingum e dai gusti discutibili in fatto di moda e dal comportamento sguaiato.

Il numero in mio possesso è precisamente il numero due  dal titolo, appunto, vrenzole vs kitammuorti ed ha in copertina un Pulcinella brutto brutto, metà maschera dagli occhi rossi e metà completamente scolato** dalla putrefazione... intento a ponderare se sia il caso di abbandonare la amata pizza per sgranocchiare quelle figlie di 'ntrocchia delle vrenzole che combattono gli altri suoi colleghi morti.

** consunto nella putrefazione fino ad aver fatto completamente scolare ogni fluido corporeo.

Pulcinella, disegnato da Andrea Errico,  compare solo in questa copertina, e, credo e non è un protagonista della mini saga.

Pullecenella: ueeehhhh... ma avulimm'ferni? ma a 'o sapete che a mme 'i morti mi fanno impressione!!! E sapete come li combatto? Così: Tie!
disegno-tributo realizzato da  Pasquale Qualano e pubblicato sullo stesso fumetto.

venerdì 9 novembre 2018

PULCINELLA NEL FILM "GIURAMENTO... CON MARIO MEROLA E ENZO CANNAVALE"

Nel film "GIURAMENTO" gli elementi della sceneggiata napoletana ci sono tutti quanti: isso, essa e 'o malamente. Ma qui c'è pure Pulcinella... ed è per questo che ne parliamo.



Scheda tecnica del film:

Il film è del 1982 prodotto da Gloria Cinematografica (che lo ha anche distribuito insieme alla Duck  Record)   e da Franco Calabrese... che è anche colui che ha scritto il soggetto e la sceneggiatura insieme a Piero Regnoli e Alfonso Brescia.
Le musiche originali sono di Eduardo Alfieri, compositore attivo per il cinema partenopeo dal 1970, autore tra le altre di musiche per film del "calibro" de il mammasantissima, Napoli.. la camorra sfida la città risponde, Zappatore ecc.

Gli attori:


La trama


Salvatore e Concetta non possono sposarsi a causa delle precarie condizioni economiche delle loro famiglie. Prima di partire alla volta dell'America, insieme al fratello Nino, per far operare l'anziana madre agli occhi, la donna giurerà eterna fedeltà all'amato davanti al Crocefisso. 
Quando Salvatore, che non ha più ricevuto sue notizie, sceglierà di andarla a cercare, la scoprirà sposata con un boss mafioso italo americano.
In America Salvatore conoscerà Raffaele, un giocattolaio che arrotonda facendo Pulcinella agli eventi mondani. Quest'ultimo nel tentativo di difendere l'amico dal boss, verrà ferito  gravemente sul molo con un colpo d'arma da fuoco.

Enzo Cannavale

Enzo Cannavale ha prestato la sua maschera napoletana a piccoli e grandi autori, a teatro e sul grande schermo, lavorando con Eduardo, Troisi e Tornatore, pur conquistando una vasta popolarità a fianco di Bombolo e Bud Spencer e di altri film cult anni 70....  di serie b, c, d ecc...
Ha lavorato a fianco di molti attiro famosi da quando  Eduardo De Filippo,  lo scoprì nel '59, passando per Nino Taranto, Aldo Giuffrè, Salemme e tanti altri. 
Molto divertenti sono state le sue ultime interpretazioni a teatro  al fianco di Luisa Conte.

Il Pulcinella di  Enzo Cannavale (attenzione! contiene spoiler)

Salvatore è insieme a Concetta con alle spalle un bel panorama del (presumo) ponte di Brooklyn. Sta cercando di convincerla a ritornare con lui a Napoli e ci riesce. ma la coppia viene raggiunta dal cattivone Frank e poi dal Pulcinella Raffaele che, secondo la . normale logica dei Pulcinella si mette a girare in tondo al pericoloso criminale danzando e sbeffeggiandolo.
Per quest'ultimo è un affronto e ordina al suo braccio destro di fare fuoco contro di lui, ferendolo gravemente.
Improvvisamente irrompe sul molo Nino (d'Angelo) che con la sua pistola uccide prima lo scagnozzo di Frank e poi Frank stesso.
Raffaele, ancora con la maschera di Pulcinella ancora abbassata pronuncia, con la musica in sottofondo di "palummella zomp'e vvola". queste ultime parole ai due innamorati che, ovviamente, ricominceranno la loro vita a Napoli insieme:




-jatevenne. Lasciatelo sto' paese. Io sto' bbuono: ricordateve ca Pullecenella sarà sempre cu vvuie. Sempe.E mmo' che ghiate a Nnapule... salutatammèlla... e dicitencelle ca io nun m'a scordo maie.


Lo stesso Cannavale disse, rispetto all'interpretazione della maschera di Pulcinella:
 è una maschera troppo particolare, nel tono della voce ha tutto il suo significato. Ruolo complicato da interpretare. 




La maschera e il costume




Quasi sicuramente, come da tradizione, la maschera è costruita sul volto dell'attore. Appare infatti molto grande e dai profili molto accentuati. Il naso, specialmente appare molto grosso e dritto.
Le orbite oculari sono della dimensione dell'intero occhio e non a forma di cerchio della sola dimensione della pupilla.

Il cappello, haimè... è moscio... e coi sapete come la penso quando Pulcinella tiene il cappello moscio (altrimenti andate a leggere qui).
Anche il vestito è fuori ordinanza ma il motivo non è da ricercare nella scarsa accuratezza storica ne in un tentativo di risparmiare da parte della produzione. 
Il motivo di questo costume così da "principiante" è proprio perchè chi lo indossa, Raffaele, difatti non è un vero attore. 
È un semplice giocattolaio che,  che per arrotondare, si fa chiamare per saltellare un po' di qua e un po' di la svolazzando nelle sue maniche larghe.
Non mi meraviglierebbe se la stessa maschera fosse fatta di cartapesta, materiale tutt'altro che scadente per fare ottime maschere, ma decisamente meno "nobile" del cuoio.



martedì 5 giugno 2018

PULCINELLA AL COMICON


Anno duemila e diciotto. 
Anche quest’anno è finito l’evento fondamentale per tutti quelli che in Campania, ma non solo, amano i fumetti... gli incontri con i disegnatori di fumetti (magari per farsi fare qualche autografo). 



le action figure (le statuine di personaggi famosi del cinema, della musica o dei fumetti) ed il cosplay ( la pratica di indossare un costume che rappresenti un personaggio generalmente dei fumetti o dei film).



A  maggio di quest’anno si è conclusa, alla mostra d’oltremare di Napoli, la ventesima, coloratissima, edizione.

Chi scrive è amante dei fumetti, ok, … ma che c’entra Pulcinella con i Fumetti? Niente, o quasi… (scc… ve lo sussurro in un orecchio IO ho fatto un intero fumetto su Pulcinella, oh, acqua in bocca… non vi ho detto niente, ma se fate i bravi ne parlerò più avanti). 











Dicevamo: che c’entra Pulcinella con il Comicon?


Innanzitutto perchè per festeggiare la ventesima edizione del Comicon la Disney e la Panini Comics Italia hanno deciso di celebrare l'evento con una copertina variant dello storico settimanale Topolino (il numero 3257) raffigurante Paperino e Paperoga vestiti da Pulcinella nella posa del manifesto del comicon.  


La copertina-tributo è stata affidata ad una delle firme d’eccezione del mondo disneyiano made in Italy: quel Giorgio Cavazzano il cui tratto, a partire dagli anni ’70, ha imposto una nuova concezione grafica dei personaggi Disney. 
In realtà, anche se in rete troverete che è la prima volta che Paperino indossa il costume  della tradizionale maschera di Pulcinella ecco un mio articolo su questo blog dove già scrissi di  Paperino che fu Pulcinella negli anni '70 nelle figurine PLASTECO che uscivano dalle confezioni dei formaggini MIO .





IL MANIFESTO DEL COMICON

E veniamo al manifesto: quest’anno si è occupato dell’illustrazione del manifesto l’eccellenza del fumetto italiano Lorenzo Mattotti (questo è il suo blog) . il quale, sempre per restare in tema con il nostro blog,  nel 2013  realizzò gli sfondi e i personaggi del film d’animazione Pinocchio di Enzo D'Alò 






Ecco le parole dell’autore dell’immagine del  manifesto del Comicon:
 “Volevo riprendere  un archetipo di Napoli e, anche se può sembrare una scelta banale, ho sempre pensato che Pulcinella fosse un personaggio  forte, iconico, misterioso e metafisico, ma allo stesso tempo sbracato e popolare, perfetto per rappresentare le tante anime del Fumetto. Ho cercato, ovviamente, di allontanarmi dallo stereotipo del supereroe (anche se porta una maschera) ed è per questo che ho scelto di interpretare in chiave moderna, anche psichedelica, un personaggio della cultura e della tradizione partenopea”.


Ed ecco il manifesto celebrativo:






Dialogo tra Pulcinella e l’autore del blog

Pulcinella-  Nu mumento, nu momento… uè uè… transiat en transiboribus che qui si usufruisce della mia onorevole rappresentazione!  Che io fossi popolare me lo tengo… ma qua mi si dice che io sono sbracato  e ca tengo ‘o guallarone*? Ah chiesto no. (*guallarone = in napoletano ernia inguino-scrotale che rende i testicoli molto grossi leggi qui per più informazioni


Autore- Guarda, Pulcinella, qui Mattotto… con la parola “sbracato” voleva intendere “Libero dall'impaccio fastidioso di indumenti abbottonati, allacciati o aderenti”, quindi in senso metaforico voleva alludere alla tuo essere un personaggio onesto, libero dalle costrizioni imposte dalla nostra società… capace di dire la verità ecc…

Pulcinella- Si, lo so, me l’hanno cantata in tanti questa cosa. Chi dice che tengo la bocca scoperta dalla maschera… perchè significa  che io parlo e dico la verità, chi dice che io faccio ‘o pazzo proprio perchè ai pazzi  è concesso di dire tutto quello che gli passa per la testa... e quindi sempre la verità.  Quest’altro dice che sono un personaggio libero dalle costrizioni? N’ata volta ‘o fatto d’a verità, allora? Nè. Allora t’haggia dicere ‘a verità? Io questo disegno del manifesto del Comicon… io non è che lo capisco tanto.

Autore- Certo. È un disegno metafisico.

Pulcinella-  Ah, adesso ho capito: è metà fisico e metà… una cioféca. Ma come? Tutti i colori sono sbagliati?!. Il vestito blu… ‘la maschera rossa? 

Autore- Nonsignore. La metafisica è filosofia. Si propone di ricercare razionalmente l’essere, ma in pittura la parola "metafisica" raffigura l'inconscio e il sogno, il surreale. Come nel sogno i paesaggi appaiono realistici, ma assemblati confusamente ecco quindi che tu, Pulcinella, puoi essere tranquillamente rappresentato con una maschera rossa e con il cappello così esageratamente lungo e a punta.

Pulcinella- Sarrà come tu dici?! Però, dico io….Ma proprio ‘o coppolone mi doveva fare così lungo? Non mi poteva allungare pure qualche altra parte? Certo, io non mi posso lamentare,  ma ritrovarsi con  quei cinque sei centimetri in più… sai che figurone?!!!!!! 

giovedì 31 agosto 2017

Pulcinella in tournè 'ncopp'a torre di Montepulciano

Venìteme a truvà... stò a Montepulciano. Nossignore... non per scularme 'nu litro 'e chiò chiò, 'o vino  ca ccà  fanno buono. 
Stò 'ncopp'a a 'na torre, ca stà comm'a 'nu càntero proprio al centro di una piazza e tengo na mazza mmano. Ogni ghiuorno, piglio sta mazza e 'nbungt e bbangete... sbatt'a mazza mia 'ncopp'a na campana... accussì 'a ggente dice: ah, s'è fatta ll'ora, è meglio ca 'me spiccio.... è arrivato 'o mumento... ca me lev'a nant... 'o sasiccio.
Confermo: è tutto vero! Se passate per la Toscana, dalle parti di Siena... nello stupendo borgo di Montepulciano, vi troverete (precisamente a Via di Gracciano nel Corso, 51-59) di fronte una piccola torre costruita intorno al 1524. Poco più alta di un paio di piani, giusto al centro della piazza, con un orologio su di una facciata, sormontata da una scarsa merlatura e dall'automa di Pulcinella che scandisce il tempo.



Oggi conosciuta come Montepulciano, nel medioevo la città era nota come Mons Politianus. Lo testimonia un documento del 715. Qui vi nacque Agnolo Ambrogini, grande poeta della corte medicea e del nostro Rinascimento, che si fece chiamare “il Poliziano”. Ha notorietà anche per la ricchezza di ottimi vigneti, dai quali si ricava il Vino Nobile di Montepulciano DOCG.
Ma che centra con Pulcinella e, soprattutto, la statua è veramente quella di Pulcinella?



Una la leggenda vuole che fu un vescovo di Napoli del '600 (ma non si sa chi fosse ed a Montepulciano non c’è mai stato un vescovo nato a Napoli od in Campania) a porla li dove oggi al si vede.
C’è invece chi sostiene che Pulcinella fu messo lì come simbolo culturale, una maschera che ricordasse il Teatro e che facesse piacere alla nobiltà Poliziana.

Scrive, nel suo blog   "valdichiana oggi",  Maurizio Menchetti:
L’Arch. Fabio Fiorini e’ stato bravissimo nel descrivere il lavoro di restauro e ricostruire, ( attraverso fonti certe), della torre e dell’automa e la storia di questo Pulcinella che probabilmente e’ il rifacimento seicentesco di un medioevale Mangia. Lo stesso, ed io concordo con lui, e’ stato deciso nell’affermare che chi ha costruito l’automa, che rimane ad oggi autore sconoscito, non aveva certamente come riferimento il Pulcinella napoletano (di cui non ha niente in comune se non il colore dell’abito) ma probabilmente un personaggio spagnolo (Il Pica) e che quindi le tradizioni che hanno da sempre accostato l’automa alla maschera napoletana rimangono tradizione storica ormai radicata nell’animo poliziano ma non autenticità storica.
"Rubiamo" la definizione del personaggio del Mangia direttamente da Wikipedia:
Da sempre il popolo senese è solito chiamare con soprannomi ed epiteti cose o persone (non a caso ogni fantino che corre il Palio ha un personale soprannome datogli dalla contrada con cui esordisce); non fu escluso da tale consuetudine uno dei primi campanari adibiti a scandire le ore, tale Giovanni di Balduccio, "mésso dei Signori Nove", noto per i suoi sperperi e i suoi vizi legati soprattutto alla cucina. Tale fama gli valse il soprannome di "Mangiaguadagni" o, più semplicemente, "Mangia".[3]
Il lavoro di campanaro non gli durò a lungo visto che nel 1360 venne subito installato il primo orologio meccanico. Quando poi nel 1400 Don Gasparo di Simone degli Ubaldini (famoso al secolo per l'orologio del Rialto a Venezia, di Orvieto e di Città di Castello) ne rifece i meccanismi (n.d.r. si sta parlando della torre del Mangia di Siena), vi associò un automa per battere le ore sulla campana al posto del Balduccio. Il popolo senese conservò il nomignolo di "Mangia" anche per l'automa meccanico che l'aveva sostituito, anche in considerazione delle ingenti somme di denaro che venivano versato per i numerosi interventi di manutenzione e restauro dell'orologio e dei suoi complicati meccanismi.
La figura del “Mangia” è sempre stata accompagnata da un'aurea di mistero e fantasia. L'affetto e la simpatia che il popolo senese gli ha sempre riconosciuto è stata tale che, dal Seicento, gli vennero attribuiti alcuni componimenti satirici vestendolo così della dote di poeta. Risulta suo un madrigale dal titolo “ Il Mangia smartellato a gl'amanti ammartellati, infarcito di equivoci doppi sensi, ancora conservato presso l'archivio dell'Accademia dei Rozzi, datato 1667: “Dell'antica campana/ hor che mi trovo un Campanon maggiore/ Vò cercando per tutto/ Martel più grande per sonar l'ore;/ Voi amanti scherniti,/ Che di tal Mercantia sempre abbondate,/ Un de' vostri martelli a me portate: / Qual non voglio comprare,/ Ma si bene scontare / Che se col vostro sospirato oggetto, / Sollevarete gl'amorosi affanni, / Vi prometto di farvi ore com'anni.”
Qui, però, si parla della torre del Mangia di Siena. Altrove il Mangia viene descritto come: 
...nel linguaggio popolare toscano, un personaggio diabolico e spaventevole (mangiabambini) che ha trovato la sua raffigurazione più famosa nell'automa che batteva le ore nella torre del Palazzo Pubblico di Siena. 
Si legge nei commenti della stessa pagina del citato blog di Menghetti:

 
Il Prof. Guglielmo Marcocci riporta nel suo libro (tra le tanti citazioni) una in particolare che pare confermare questa tesi e cioe' quella del Prof. Andrea Calmi, del ginnasio poliziano, che nel 1881 pubblico' un corposo articolo sull'argomento in cui affermava, con novizie di riscontri letterari :
" il Pulcinella Poliziano non va' confuso con la maschera napoletana perche' il nostro e' una figura di onesto cittadino, torreggiante, imperterrito, sull'alto di una piazza con cappello a larghe falde, con una sopravveste bianca, stretta alla cintura e con calzini bianchi serrati al polpaccio. L'abito e' disseminato di grossi bottoni e, nella mano sinistra,impugna un'asta da oltre tre secoli, cioe' dalla seconda meta' del 600, ogni volta che trenta minuti precipitano nel nero abisso del tempo, il braccio destro, senza dolersi del formicolio in tanti anni passati nell'umidita', si alza lentamente , ricade e piu' volte colpisce col martello la malcapitata campana di bronzo e vigila sulla piazza".
Qualcuno di voi ha notato un vago accenno al fatto che i Poliziani, onesti cittadini,  non avrebbero mai accettato come loro rappresentante, addirittura, un Pulcinella... emblema di ladronerie e accidia?
Leggiamo, infine, come risponde un altro utente:

 (...) Vede,Menchetti,la faccenda è seria e va discussa con calma. L'automa, prima e dopo il rifacimento,ostentava una maschera?Il costume ha un'importanza decisamente secondaria.E' la maschera che corrobora,relativamente si intende,l'ipotesi di una parentela tra Pulcinella e l'automa.Per altro verso,se la maschera viene apposta all'automa con il rifacimento, rinnovandone l'identità:non potremmo trovarci di fronte,tenuto conto dell'epoca,ad una colta e sottile allusione barocca al trionfo del tempo e del disinganno?Affidandola a chi ,meglio di chiunque altro, è stato ,ed è ,in grado di rovesciare ogni eroico furore in saggio disincanto. Magari quell'artigiano aveva capito più cose, ed ha lasciato a Montepulciano un piccolo monumento di arguta saggezza ,di quelle contenute nella mente ristretta di Marcocci ,con le sue illusioni "progressiste" e civili.Secondo Dario Fo,Goldoni non aveva capito Pulcinella:si sorprenderebbe se non l'avesse capito Marcocci?

 Come non si può essere daccordo con questo utente? La statua è decisamente quella di Pulcinella. 


 dal sito http://www.quinewsvaldichiana.it/pulcinella-torna-sulla-torre.htm la statua di Pulcinella dopo il restauro

A svelare, forse,  la faccenda è un altro commento, sempre sullo stesso blog (che vi invito a leggere in originale perchè è molto lungo):
   Da: Scultura a Montepulciano dal XIII al XX secolo, Società Storica Poliziana, Montepulciano, Editrice Le Balze, 2003, pp. 104-105.
...
Statua di Pulcinella
Statua a tutto tondo in legno rivestito di latta
Autore: Giuseppe di Giovanni Valentini 
Data: 1680
Collocazione: Montepulciano, sulla sommità della torre di Pulcinella 
L'edificio prospicente su piazza Michelozzo, conosciuto comunemente come torre di "Pulcinella", fu costruito con funzione di orologio pubblico dalla "Venerabile Opera e Fraternita di S.Agostino" (...) Dalla lettura dei documenti originali presenti nell'Archivio della Fraternita di Sant'Agostino apprendiamo che alla data del 15 aprile 1523 venne dato un anticipo al maestro Goro da Chianciano "... p(er) parte del p(rez)zo deloriolo e campana ..." come da contratto, mentre nel settembre dello stesso anno vennero poi acquistati 8000 mattoni, per "... loriolo da farsi....". (...) 
Ma le notizie più interessanti sono però relative all' aprile-maggio dello stesso 1524 quando, a più persone, ma in particolare a tale "Nanni di strippa" vengono pagati: il legname (una "testa di trave") occorso per il fare "el mangia"; "le bullette" per l' armatura del "mangia"; a "mateio fabbro ... la mazza del braccio"; ed infine, ancora a "Nanni di strippa", la fattura del "cappello del mangia" Pochi anni dopo, nel 1532, per proteggere il legno con cui era stato realizzato il mangia "Mariotto dottaviano" ricopre la statua con " ... otto foglij di ferro stagnato ... p(er) asectare e aconciare Eluomo deloriolo". 
 (...) Nel corso del Seicento la statua venne più volte restaurata fino a che nel 1679, ormai "infradiciata" perse un braccio (quello che batteva le ore) che cadde nella strada sottostante.  
Il vecchio "mangia" è però ormai talmente logoro che l'anno successivo viene deciso comunque di sostituirlo. Il consiglio diede allora incarico al maestro falegname Giuseppe di Giovanni Valentini di effettuare il lavoro. Oltre al legno vennero pagati al Valentini 32 fogli di latta per vestire " ... la statua del oriolo. Durante i decenni successivi vengono annotati solo lavori di manutenzione ma, nel 1750 la statua, ormai vecchia di 80 anni, necessitò di un intervento più approfondito. Con nostra sorpresa nella segnatura di pagamento si legge : " ... a Bastiano Mazzi per avere raccomodato Pulcinella p(er) avergli rifatto le gambe e altro che sta sopra il ordegno che batte le ore ...". Ora, visto che sembra ragionevole affermare che la statua in questione sia ancora quella costruita nel 1680, ne consegue che la maschera napoletana è stata collocata sulla torre già alla fine del XVII secolo. 
In effetti il personaggio Pulcinella, la cui 'invenzione' é da far risalire ai primi del Seicento (Sembra che l'inventore di Pulcinella sia stato Silvio Fiorillo intorno al 1620), raggiunse proprio sul finire del seicento popolarità universale in virtù della grande voga teatrale conquistata in Italia ed in Europa ed é possibile che possa essere stato ben conosciuto anche a Montepulciano che già nel secolo XVII era dotata di un teatro per rappresentazioni. E' proprio grazie all' osservazione di riproduzioni grafiche di fine Seicento - inizio Settecento di Pulcinella che ritroviamo le maggiori analogie con l'aspetto della statua poliziana, specie in riferimento al particolare tipo di cappello ed al colletto che contrastano con quelli delle iconografie moderne della maschera napoletana (VB Enciclopedia Treccani alla voce: Pulcinella).




Mistero risolto allora? Chi lo sa. Data la somiglianza è difficile che la statua che campeggia sulla torre non sia quella di Pulcinella. Vogliamo dare l'ultima parola al nostro Acerrano? Pullecenè?! Ma allora... lla sopra sei tu o non sei tu?
Mistero risolto allora? Chi lo sa. Data la somiglianza è difficile che la statua che campeggia sulla torre non sia quella di Pulcinella. Vogliamo dare l'ultima parola al nostro Acerrano? Pullecenè?! Ma allora... lla sopra sei tu o non sei tu?

"Song'io? Nun songh'io?.... ma chi se ne fooootte?