giovedì 21 aprile 2016

Mentana contro Pulcinella (da un articolo de "il Napolista)

Riporto per intero un articolo apparso sul sito "il Napolista" scaturito da una discussione tra Mentana e il telecronista tifoso del Napoli Auriemma. 




È un episodio accaduto nel 2015 (ma io l'ho scovato adesso) Il Napoli battendo l'Inter balzò al primo posto nella classifica di serie A ma, come al solito, sulla partita ci furono i soliti dubbi che l'arbitro non fosse proprio... a favore della squadra azzurra.
 In collegamento diretto con gli studi di Tiki Taka, programma sportivo condotto da Pierluigi Pardo su Italia Uno, il giornalista sportivo partenopeo Raffaele Auriemma difese a spada tratta il primato del suo Napoli dagli attacchi di Mentana, Cruciani e Ferrero e da Mentana si beccò un bel "stai calmo Pulcinella".





Sul sito  SoldatoInnamorato.it  seguì la rettifica di Mentana: «Mi riferivo a Raffaele Auriemma, non a tutti i napoletani e trovo assurdo che si sia scatenata tutta questa polemica sui social network» e poi aggiunge «Ma no! Semmai deluso. Trovo incredibile che per una parola possa scatenarsi tutto questo. E pensare che un anno e mezzo fa diventai il paladino dei napoletani perché difesi Napoli per delle affermazioni del ministro Alfano. E’ una distorsione che a volte generano i social network, ma trovo assurdo che proprio io possa passare per anti-napoletano (...) Ribadisco solo che se io do del “fesso” a qualcuno, magari napoletano, l’ho detto alla persona. Poi che la persona sia napoletana, milanese, francese o siciliana è del tutto secondario. Non capisco perché i napoletani possano essersi sentiti offesi».


Su questo post non mi va di prendere posizioni. È vero che i media ultimamente sembrano coesi nella pratica del cosiddetto SPUTTANAPOLI ma, haimè, non possiamo negare che noi napoletani... ultimamente... siamo diventati un poco troppo "sensibili".
Qui, quello che mi interessa è riportare la colta risposta di Francesco Palmieri (avete letto l'articolo sul suo libro Sole, Luna è Talia vero?) dal sito il Napolista.it



Auriemma! Mi meraviglio di te. Sei o non sei un napoletano vero? Allora come puoi offenderti se un Mentana, quando giochi con lui in quei teatrini delle marionette che sono i talk showcalcistici, ti chiama “Pulcinella”? È come se minacciassi querela a Coviello o a un’altra specie di carattere che al momento impersona un ruolo nel bar, sulle tavole di una farsa al San Carlino o all’Opéra comique. Soltanto i sommi, come il Biscardi e il Mughini, sono riusciti a imporre se stessi come maschera, per cui non si direbbe mai al Giampiero “stai buono, Pulcinella”, ma “stai buono, Mughini”. Per gli altri come te o Mentana e magari come me, che siamo meno riusciti, bisogna ancora riferirsi a qualche maschera tradizionale. Perciò tu invece che “cafone” dovevi ribattergli, che so, “Arlecchino”.
Auriemma caro, tu non sei un vero Pulcinella. È evidente. Il Pulcinella vero, che si fece voce dialettica o satirica per gente come Fielding, Swift e Voltaire, che fu “imparato” nell’inglese e nel francese per la lunga dimestichezza con giornali gloriosi quali il Punch e Le Charivari, che fu corteggiato da Nabokov e Stravinskij, non si sarebbe mai offeso di essere chiamato per nome. E poi da chi: mica da un enciclopedista o da un filosofo. Bensì con tutto il rispetto da un Mentana qualsiasi, il quale come molti nati a Milano da padre calabrese la prima cosa che fece fu forse milanesizzarsi, trascurando certe complesse espressioni culturali della “nazione” in cui la sua famiglia ebbe radice. Altrimenti come avrebbe potuto onorare te, con tutto il rispetto, di un appellativo così magnificente?
Essere Pulcinella, per chi ne abbia a mente le struggenti o lievi imprese raffigurate da Giambattista e Domenico Tiepolo, che ispirarono persino Goya nella drammatica tela della Fucilazione; essere Pulcinella, per chi abbia letto certe pagine di Benedetto Croce; essere Pulcinella, per chi abbia conosciuto il teatro quanto una madame de Graffigny… Essere Pulcinella non è cosa da tutti. Al massimo lo si può temporaneamente impersonare. Con la sòlanera che copre mezza faccia, col cuppulone bianco. Ma né tu né io, caro Auriemma, né – figuriamoci – Mentana saremmo all’altezza. I tempi sono cambiati.
Ce lo cantò Pino Daniele, che Pulcinella ormai s’è tolta quella maschera nera. Molto prima di lui l’aveva scritto Ferdinando Russo (che ha scritto un sacco di cose prima degli altri): “Straccia cammisa janca e cuppulone!/ Scamazza ‘a mascarella e passa llà!”. Lo volle far morire Scarpetta, lo volle far morire Eduardo. Ma la verità è che Pulcinella è come l’amore, come la morte e come la verità: è diverso per ciascuno e per ciascuno è unico. Per me, dovessi dire, è Fleba il fenicio della Terra desolata di T.S. Eliot, solo che a spolparlo è il mare di Napoli dove nun ce stanno taverne. È anche un quadro di Domenico Purificato che s’intitola La morte di Pulcinella all’assedio di Gaeta, perché con l’annessione del Regno al Piemonte muore con lui una parte di noi e non per fare i nostalgici ma vedi, Auriemma benedetto, come certe cose tornino sempre. Quando l’ammiraglio Persano inetto e fanfarone bombardava i bastioni della fortezza, i marinai di re Francesco (tra cui chissà, forse pure alcuni calabresi, caro Mentana) decisero di festeggiare ugualmente il Carnevale e morirono vestiti in maschera, col volto infarinato, lanciando palle di cannone e pernacchi all’indirizzo del vanaglorioso assediante. Perché in fondo il coraggio dei napoletani quest’è: uno sberleffo alla morte. Non un banzai! È una certa idea della festa dopo una partita o per una partita di calcio. Alla maniera di Pulcinella? Può darsi, anzi dico magari. Perché vorrebbe dire che tu, caro Auriemma, che io (e l’interista Mentana interroghi gli avi suoi), non siamo veramente morti a Gaeta. Vorrebbe dire che un po’ siamo ancora qua. Ti pare niente? Perciò accetta i migliori, fraterni complimenti dal tuo pulcinellesco collega
Francesco Palmieri

Che dire? Bravo Palmieri: dall' 'nfaccia!!!