martedì 31 maggio 2016

Massimo Troisi ultimo Pulcinella?

4 giugno 1994 Sembrava un giorno come un altro, un mese come un altro… un anno qualsiasi. 
Questo pensavo e questo è quanto ho messo in musica nella mia GIUGNO. Nella canzone Pino Daniele si rivolge a Massimo Troisi (entrambi imitati da Enzo Garramone) e gli esprime esattamente questo concetto: Giugno quell'anno… sembrava un mese come un altro.
Non avrei mai immaginato che sempre il 4, ma di cinque mesi prima, nel  2015… Napoli, l'Italia, il mondo e io, saremmo rimasti ancora una volta stupiti da come in una giornata  qualsiasi di un mese che conosciamo benissimo… potesse verificarsi un evento storico così rilevante come la perdita di Pino Daniele.

 (GIUGNO) di Mascolo Giuseppe


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Ma veniamo al tema del blog:

TROISI ULTIMO PULCINELLA?

Chi legge questo blog sa che odio la frase "ultimo Pulcinella". 
Dopo ogni ultimo Pulcinella ne viene inevitabilmente un altro e, speriamo, che nessun tirapiedi riesca mai a far  esaurire questa fonte Pulcinellesca.
D'altro canto, se per ultimo non intendiamo finale ma "ultimo… per ora", allora tutto si rimette a posto e sarei perfino d'accordo con lui nell'affermare che Troisi è stato un "ultimo Pulcinella".

Cosa rende Troisi un Pulcinella?

Pulcinella è tante cose, la maggior parte delle quali sono strumentalizzazioni da parte del potere,  dai denigratori di Napoli dai media, di chi dice che Pulcinella è il vero male di un intero popolo, esempio di servilismo e di sottomissione. 
Per altri Pulcinella, invece, è spirito filosofico e beffardo che si oppone con commovente ironia alla dominazione e all'autorità.
Ecco cosa è stato Troisi, che esprimeva la sua vena comica proprio in direzione avversa alle autorità, dei luoghi comuni e che per questo, non di rado, ha anche avuto problemi con la censura.

"Nel febbraio del 1970 Troisi, assieme a Costantino Punzo, Peppe Borrelli e Lello Arena, mise in scena una farsa di Antonio Petito, E spirete dint' 'a casa ‘e Pulcinella



Petito, uno degli ultimi grandi Pulcinella napoletani, affascinava molto i ragazzi, e in particolare Massimo, che nella celebre maschera intravedeva una forza nuova, nascosta. 
«Ho cominciato a scrivere io» raccontò Troisi. «Già scrivevo poesie, ma solo per me, poi ho cominciato a buttar giù canovacci e tra parentesi mettevo ‘lazzi', quando si poteva lasciar andare la fantasia. A me divertiva proprio uscire coi ‘lazzi', improvvisare, per poi tornare al copione. 
Era il momento del teatro alternativo d'avanguardia e tutti volevano usare Pulcinella. Rivalutarlo. 
C'era Pulcinella-operaio, e cose del genere. A me questa figura pareva proprio stanca. Pensavo che bisognasse essere napoletano, ma senza maschera, mantenere la forza di Pulcinella: l'imbarazzo, la timidezza, il non sapere mai da che porta entrare e le sue frasi candide». 



Troisi cominciò a vestire i panni di Pulcinella in spettacoli domenicali, ma, deciso a staccarsi dal canovaccio seicentesco per entrare negli schemi d'intrattenimento della comicità moderna, si decise a portare in scena il proprio materiale." Da Wikipedia



Nel 1986 a causa di una crisi cardiaca, rifiutò di interpretare un Pulcinella  di Strawinskii  in uno spettacolo teatrale diretto dal regista Roberto de Simone.

"Lui si sentiva sempre come un dilettante, e avere a che fare con questi personaggi era per lui sempre una grande emozione. 
Ti dirò ancora di più, lo chiamò Roberto De Simone che doveva fare il Pulcinella di Stravinsky a Napoli, un Pulcinella tutto particolare, (…),  e quando ricevette questa proposta mi chiamò e mi disse: "mi ha chiamato Roberto De Simone!". Voglio dire, essere chiamato da Roberto De Simone era per lui come se… a me, mi chiamasse Bush. (dal sito spaghettiitaliani.com)

Nel  "viaggio di Capitan Fracassa", di scola,  liberamente tratto dall'omonima opera del 1863 di Théophile Gautier, Troisi ritorna ad indossare i panni di Pulcinella.




Una compagnia di comici viaggiante sta spostandosi dalla Spagna a Parigi. Con loro c'è il barone di Sigognac, completamente suqattrinato, del quale si invaghiscono Serafina e Isabella. 
Il barone per sostituire Matamoro, che è morto, prenderà il nome d'arte di Capitan Fracassa. 
Deluso, alla fine, dal comportamento di  Isabella, il barone troverà affetto tra le braccia di Serafina e porterà al successo la compagnia.
Il film affronta il tema del viaggio, simbolo del superamento di ostacoli, prove, pericoli e portatore di esperienze. Il significato del viaggio è soprattutto  nel suo percorso, un opportunità di conoscenza, stimolo naturale alla ricerca del nuovo. Ma è anche un viaggio reale, come quelli che portava gli attori della Commedia dell'Arte dall'Italia alla Francia.



Troisi sembra essere a suo agio nei panni di Pulcinella. Come Totò anch'egli non si piega la maschera ma la piega trasformandola in qualcos'altro… che è sempre Pulcinella. 
La fisionomia di Pulcinella ed il suo povero costume fatto di pesanti stracci per proteggersi dal freddo, sono stati studiato a lungo da Scola e dai suoi collaboratori, che hanno scelto di presentarlo nelle sue vesti piu' arcaiche ed affascinanti. (Aggiungo che aborro il costume di Pulcinella fatto di lucentissimo raso bianco.)



In questo spezzone di video, tratto dal film "il viaggio di Capitan Fracassa", è possibile vedere una rappresentazione tipica della commedia dell'arte: "il convitato di Pietra". Del convitato di pietra, di Don Giovanni e della statua del commentatore ne parleremo in modo più approfondito in un prossimo post.

Ebbe a dire  Troisi: <<......mi sono divertito a fare Pulcinella nel Capitan Fracassa, anche perché io quando scrivevo le farse su Pasqualino (personaggio che si rifaceva a Pulcinella, ma inventato) era anche per non affrontare Pulcinella, questa maschera così difficile e complicata. Invece la figura raccontata da Scola di Pulcinella uomo, mi piaceva.........>>



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Curiosità: 

Forse si fa, forse non si fa... la miniserie targata canale 5 dedicata a Massimo Troisi. Il progetto partì nel 2013 poi si arenò nel 2014 per volere della sorella di Massimo, Rosaria, e di Lello Arena... che ritenevano il progetto difficile  poco rispettoso del personaggio di Troisi.
C'è un produttore, c'è un regista (Mizio Curcio de "il tredicesimo apostolo") e c'è il protagonista: Fabio Troiano (torinese) ma la fiction... dov'è?

Secondo voi faranno la solita fetecchia... o potrebbe uscirne qualcosa di buono? Ditelo nei commenti.