mercoledì 27 aprile 2016

Pulcinella patrimonio dell'UNESCO




Oh oh… appoggiate la recchia 'ncopp' a stu core e sentite comm'fà: bbunghete, bbunghete, cchìacchete… bbunghete, bbunghete, cchìacchete…. E perchè tieni stu' parpetiàmieno? Perchè 'te sbatte 'o core? per questo: mi stanno facendo presidente comandante di tutto l'UNESCO mondiale. Signori miei… finalmente addevento ricco… "ai bicomm' riccio" come se dice in inglese. Come no? M'hanno spiegato che quando entri dentr'a ll'Unesco 'ce stà la roba buona: 'o formaggio… 'o vino… 'a pizza… 'e ppastarelle, 'e panzarotte… 'e sasicce bbone… ca nuie vennimme 'a part'e fora e 'ce traseno miliune a centinare dint'a sacca.  

E pò 'ce stanno palazzi, ville… case ma tutto.. proprio tutto… case  sgarrùpate… prète.. 'e sassi 'e matera e pure 'a costiera amalfitana… accussì qualche domenica 'ce 'ncuntramm tutti quanti a Bellavista, a Ercolano o a Vico Equense  e 'ce iamm' a ffa' 'nu bagno dint'o mare cchiù bello d'o munno. 


Innanzitutto, Pulcinella, non ti dimenticare che questo blog viene  letto in tutta italia e, potenzialmente, anche in tutto il mondo. Già in Italia qualcuno fatica a comprendere chi parla in napoletano… figurati a doverlo leggere. 
Scusate… questo succede quando… lo lascio cinque minuti da solo e trova il computer acceso: fa' solo guai! 
Come al solito... non hai capito bene… o meglio, hai capito in parte. 
È vero che in questi giorni sono iniziate le pratiche per la candidatura della maschera di Pulcinella nelle liste dei "beni culturali protetti dall'UNESCO ma tu... non guadagnerai una lira, non è questo lo scopo principale di questa organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura costituita nel 1945.


 
 Precisamente sei stato proposto per essere inserito nell'elenco dei patrimonio orale o immateriale dell'umanità che rappresentano antiche tradizioni che spesso non hanno neanche  una codificazione "scritta" ma sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni.  Sono capolavori che rappresentano cose non tangibili che l'UNESCO vuole salvaguardare ed evitarne la scomparsa.




Sappiamo che l'opera dei pupi siciliani è già presente in questa lista e che già nel 2014 si discuteva sull'introduzione del caffè italiano nella stessa (mentre invece sono già presenti il caffè Turco, Austriaco ecc.). Non saprei dire se questo obiettivo è stato centrato ma sembra che, invece,  con la pizza (anche grazie ad un servizio su striscia la notizia,)  ci siamo riusciti, anzi di più:

<Le firme a sostegno dell'arte dei pizzaiuoli napoletani Patrimonio Unesco ha superato il milione di firme. Ad annunciarlo è Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde e promotore dell'iniziativa."Siamo a un milione e 38mila firme - ha detto Pecoraro Scanio - con le 150.000 firme raggiunte in Giappone, le 30.000 arrivate dai pizzaioli e mulino Caputo da Las Vegas, le ulteriori 30.000consegnatemi da Rossopomodoro con l'attore Lello Arena e le altre 80.000 raccolte da Coldiretti nei 1000 mercati di Campagna Amica".  Così, lunedì, a Parigi, il milione e più di firme a sostegno della pizza saranno portate a Parigi in occasione del campionato francese dei pizzaioli 'Parizza'". E sarà quella l'occasione anche per presentare l'arte dei pizzaioli napoletani, nella sede mondiale Unesco "assieme alla nostra ambasciatrice Vincenza Lomonaco, al presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo, al presidente di Apn Sergio Miccù e a Salvatore Cuomo che arriverà appositamente da Tokyo con le firme raccolte in Asia". Il prossimo obiettivo è raggiungere 1 milione e mezzo di firme entro il prossimo Pizza Village, che si terrà a settembre 2016 a Napoli. "La campagna continuerà in tutto il mondo sulla piattaforma web change.org - ha concluso - e con iniziative per coinvolgere i 200 paesi membri dell'Unesco e rafforzare anche in Italia il sostegno a questa grande azione di sostegno delle nostre tradizioni culturale e del Made in Italy. Questo risultato è stato raggiunto grazie a tutti i sostenitori della petizione #pizzaUnesco in Italia e nel mondo". > (da Repubblica.it E che dire della lingua napoletana?



<E' arrivato un altro riconoscimento per la città di Napoli: il napoletano, con le sue parole, non è "un dialetto ma bensì una lingua". A dirlo è l'UNESCO, tanto da riconoscerlo come patrimonio per l'intera umanità.
Dialetto diffuso in tutto il sud Italia, ma parlato anche in Abruzzo, Molise, Lazio; lingua esportata in tutto il mondo attraverso la canzone classica napoletana, pian piano si sta "involgarendo". Soprattutto fra i giovani, sono tanti i termini del napoletano che stanno assumendo "connotati volgari" o poco riconducibili al vero ed originale significato di quel vocabolo.Dialetto diffuso in tutto il sud Italia, ma parlato anche in Abruzzo, Molise, Lazio; lingua esportata in tutto il mondo attraverso la canzone classica napoletana, pian piano si sta "involgarendo". Soprattutto fra i giovani, sono tanti i termini del napoletano che stanno assumendo "connotati volgari" o poco riconducibili al vero ed originale significato di quel vocabolo.

Il napoletano è secondo, nella nostra penisola, soltanto alla lingua ufficiale, l'italiano, per diffusione sull'intero territorio nazionale.
Il mancato insegnamento della lingua napoletana e il suo andarsi man mano perdendo e degradando di valore, ha indotto l'UNESCO a riconoscerla come un "patrimonio da tutelare non solo per l'Italia ma per il mondo intero".
Proprio su questo importante riconoscimento, già nel 1977 il linguista G.B.Pellegrini, nella "CARTA DEI DIALETTI D'ITALIA", all'art.1 riguardante la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo, così scriveva in napoletano> (la stampa del mezzogiorno.it)

Ma ritorniamo a Pulcinella
<Un percorso che sarà lungo e che è stato avviato in via ufficiale a Napoli in quella che oggi, forse più di altre, è "la casa" di Pulcinella: il laboratorio dell'artista Lello Esposito che ha contribuito a esportare Pulcinella e la sua metamorfosi in tutto il mondo. 
«È un progetto sicuramente positivo per la città - ha detto Esposito - Pulcinella è il segno del cambiamento perché fino a pochi anni fa aveva un'accezione più negativa, mentre oggi è icona che accoglie i turisti a cui dice: venite a Napoli la città più bella del mondo, qui vi accogliamo a braccia aperte»> 

<L'avvio di un percorso che - come spiegato - sarà lungo e non sarà semplice perché affinché l'Unesco decida di inserire la maschera di Pulcinella nei beni culturali protetti è necessario dimostrare che è una maschera viva e presente ancora oggi nella cultura e nella quotidianità popolare. Numerose, a questo scopo, si annunciano le iniziative a sostegno della candidatura a cui l'amministrazione comunale di Napoli offrirà il proprio contributo.>  (mattino.it  2  marzo 2016 )

OK. ok… Pulcinella potrebbe entrare nella lista del patrimonio UNESCO.
E quindi?  Vi rendete conto? stiamo parlando comunque di conservazione della bellezza.
Diciamo che  un qualcosa che fa parte dell'UNESCO ha un grosso valore per tutta l'umanità e il Paese in cui si trova si impegna a tutelarlo e conservarlo per il futuro. 
Questo si traduce certamente in un ritorno di immagine per  le attività turistiche e queste possono costituire una risorsa non indifferente per l'economia locale, ma non dimentichiamo che questo tipo di riconoscimento sancisce anche il un valore culturale di quelle tradizioni che vanno gelosamente custodite.
In alcuni casi sono previsti finanziamenti dal World Heritage Fund…  ma a certe condizioni, che non conosco quali siano.  




No, Pulcinella, tu non diventerai ricco... e neanche noi appresso a te ma, per noi amanti della tua figura, Unesco o non Unesco non cambierà nulla se non il provare quella soddisfazione, in piena era sputtanapoli, di avere finalmente delle attenzioni gradevoli sulla nostra città e sul suoi parti migliori.